Titolo ? Si vedrà…

Seduta a prua stringe al petto il fagottino, come fosse la sua stessa anima, attenta che non le sfugga fra le onde, il mare è tranquillo ma non si sa mai …
Indurite le gambe, fredde le ginocchia, attenta anche a non respirare troppo forte, guarda avanti come una polena, fin dalla partenza, non si è mai voltata indietro, nemmeno quando la costa era ancora visibile, e i bagliori del tramonto ne profilavano i contorni. Non si è mai voltata, mai !
Ha reciso i legami già da più settimane, quando ha preso la decisione di portare via il suo bambino altrove, in un altro mondo con prati verdi dove potrà giocare.
Guarda nella penombra della notte l’orizzonte, cerca nel cielo qualche stella conosciuta e si lecca la salsedine dalle labbra.
Non presta ascolto a ciò che si dice sul barcone, smorzate le voci, qualcuno accenna una nenia antica, un altro canticchia un motivo d’oltre oceano, tutto scivola via con l’onda dietro a poppa. Una bottiglia scura passa fra i presenti, un sorso, solo un sorso, le dicono, fa bene. Lei rifiuta accennando al suo bambino.
Per fortuna che dorme questo figlio, la brezza del mare lo rilassa, si volta leggermente fra le braccia, lei lo stringe a sè ancora di più.
Cosa sarà una volta giunti ? e la vertigine la coglie, annega la sua mente…
Meglio non pensarci per ora, si vedrà, si farà secondo quel che viene, certo non si staccherà mai da quel suo fagotto che palpita, a volte piagnucola, poi succhia avidamente e torna a sorridere e si riaddormenta.
Il ritmo del motore sulle onde la fa assopire … vede il cortiletto dove giocava da bambina, sente un richiamo della madre, vede il padre tornare a passo lento e il cagnolino andargli incontro scodinzolante … un’onda un po’ più forte e torna sveglia.
Teme, teme fin nell’ultimo dei suoi ossicini, teme per suo figlio e si strige al collo la sciarpa che la cinge. E poi torna a sognare … sogna di veder crescere il piccolo in città di pace, sogna di poter lavorare come è scritto nei libri di scuola, sogna…
Sul barcone ora c’è un gran silenzio, il rombo dei motori è ancor più forte, è calato del tutto il vento, e questo è un bene, purchè non ci sia qualche complicazione … allunga piano le gambe e si riaggiusta, le sembra di non averle più tanto è stata immobile. Correrà, oh sìì che correrà una volta giunta nella nuova terra, correrà per la gioia, anzi no, farà i saltelli che faceva da bambina quando andava a scuola … saltelli ritmati che ti par di volare …
Certo, che lei a scuola ci è andata, erano altri tempi … tempi di Dio e degli uomini, non come ora … tempi di sciacalli…
Meglio non pensarci più, noo, non bisogna più pensarci, bisogna portare in salvo il cuore oltre che il bambino.
Avanti a sé, a prua, le sembra di vedere un certo bagliore, dovrebbe albeggiare a breve, l’aria si è fatta più fredda, non si vedono nuove terre e il suo bimbo agita nel sonno le gambine.
Nota dell’autore
– il ripetersi dei … risponde all’esigenza di dare un ritmo alle paure e al moto del mare.
Wilma Vedruccio
4 marzo 2016-03-04

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4 risposte a Titolo ? Si vedrà…

  1. Arianna Pisconti scrive:

    Bella e struggente Wilma!!!! Lascio come commento un breve mio componimento.

    Una forte mareggiata
    ritaglia un pezzo di spiaggia
    che per me diventa stoffa.
    Imbastisco ricordi
    di donne
    spogliate del sorriso
    rivestite di atrocità
    che rammendano brandelli
    di identità stracciate.
    Imbastisco ricordi
    ma cucio dimenticanze:
    impensabile per ciascuna
    ricamare un nome.

    (A)MAREGGIATA – Un volto da cucire – di Arianna Pisconti 2©16

  2. Raffaella Verdesca scrive:

    Ecco, ci sono, sono accanto alla madre che veglia sul suo bambino, ne sento l’odore d’innocenza. Non ho figli con me e questo mi rende leggera. Quella madre e il suo piccolo sono i miei figli perciò parlo col mare e gli chiedo calma e pazienza fino a riva, parlo con le nuvole e imploro l’asciutto, parlo con Dio e porto con me misericordia. Ci sarà una stella, una sola, per il Nostro bambino? La cerco mentre il mare dondola le mie paure e mi perdo nella luce siderale, quella per cui siamo noi uomini ad essere puntini nell’immenso Universo e non le stelle. Quanti puntini qui sulla Terra! Si vedono correre dentro macchine di lusso e a piedi nudi nel fango, dormire in letti puliti e sui marciapiedi. Ci sono puntini che lanciano fuoco e sputano inganni, si vedono puntini scomparire, puntini pregare e puntini perdersi nell’infinito bene e nell’infinito male.
    C’è solo qualcosa che brilla nel microscopico mondo del ‘PUNTO IO’, ed è grande, è il cuore di chi ama e stringe a sé un sogno di libertà, lo nutre e gli sorride fino all’approdo, finché non sale l’alba, fino alla Terra degli Uomini e non dei puntini.

    • wilma scrive:

      Molto bello questo proseguire di storie che, se non muteranno la storia, sapranno essere consolazione, forse…
      Grazie cara amica Raffaella.

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