Sull’asfalto i quaderni

Li avevamo sempre visti sui banchi di scuola, di legno, incisi coi nomi, di formica, con cuoricini graffiati, sui tavoli da cucina , fra un vasetto di nutella e una mela. Sul nero dell’asfalto è la prima volta che vediamo quaderni.

Il vento di tramontana soffia ancora sulla Brindisi ventosa, e gioca il vento nella sua indifferenza, gioca con pagine fitte fitte di appunti, con pagine ancora bianche, di fine cellulosa. Le volta e le rivolta il vento, come se cercasse qualcosa, un appunto, un numero di cellulare, un nome, un indirizzo, una nota. Qualcosa che sia un indizio ragionevole, un bandolo per capire, per uno straccio di spiegazione…

Scorrono formule da quei quaderni, matematica per il futuro quotidiano di là da venire, date da mandate a memoria per sapere qualcosa di storia senza sapere che le proprie membra stracciate sarebbero state un tassello della storia nazionale, un tassello scuro come questo asfalto d’intorno.

Torna a sfogliare un refolo curioso, vuole a tutti i costi carpire un segreto e trova frasi concatenate in un inglese da turisti per caso, trova versi sciolti di poeti lontani, belli sì ma estranei in questo contesto caotico e sporco…

Si ferma alla penultima pagina, due iniziali discrete nella sottocopertina, racchiuse da un cuore d’inchiostro rosso e nascoste per pudore.

Va a soffiare più in là ora il vento, una lattina vuota di coca-cola lo invita a giocare.

  

20 maggio 2012-05-20                                                      Wilma Vedruccio

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