Si fa occhi la pietra

Si fa occhi la pietra, si fa sguardo.
Non bocca, zigomi, narici… no! sguardo e quale sguardo!
Non è rimprovero, sentimento acceso, ne avrebbe ben donde…
La pietra è grezza, umida, irregolare, fatta per greggi, ricovero attrezzi, soldataglia…
Non il marmo levigato dei palazzi signorili, malta di terra rossa e pietrisco fanno da cornice allo sguardo, e poi quella patina biancastra di salmastro ( il mare è vicino ) che rende tutto polveroso e vecchio, per non dire delle infiltrazioni d’acqua che fanno ricoprire di verderame la parete di fronte.
Specchi e cornici dorate sarebbero appropriate a quegli occhi, invece guardano qui, questa vecchia torre, e cercano di dire…cosa? Forse vorrebbero raccontare ciò che hanno visto… chiedono attenzione, chiedono ascolto ai visitatori frettolosi.
Ci vuole tempo per riuscire a capire, non tutto il tempo della Storia, no, ma il tempo necessario perché la pietra superi il muro dell’incomprensione e si faccia udibile.
Potremmo dire che è lo sguardo di una donna, e non perché ha un lembo di velo attorno, perché sembra coniugare preoccupazione e tenerezza insieme, un guizzo d’ironia, appena un guizzo, nascosto da un’ombra di nostalgia. Chissà poi per cosa…
Sono occhi ubriachi di miele e di miele hanno il colore, si posano senz’altro su qualcosa o qualcuno molto amato: nella fissità della pietra avviene una mirabilia:
un veloce movimento impercettibile manda indietro brutte storie, forse l’orrore,
e fa affiorare la pietas che è insieme pietà, speranza, amore.
Può essere lo sguardo di una o di tante eroine, di semplici comparse nella storia quotidiana e popolare, ma anche di scordate regine, uno sguardo di madonna.
La pietra è molto vecchia e ha il suo bel daffare per rimanere in piedi, non si occupa degli sguardi che affiorano da essa, le storie poi, quelle è meglio scordarle, l’oblio aiuta a non crollare sotto il peso delle cose brutte.
Lo sguardo è bello, ossigena la sala, il passato val la pena d’essere scordato.

12 agosto 2011-08-12 Wilma Vedruccio

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