UN FIORE DAI GHIACCI

UN FIORE DAI GHIACCI 

No, non sono un bucaneve!

Sì, lo so, sono spuntato dal gelo, ma non sono un bucaneve, ne sono certo.

Come mi chiamo?…ehmm, devo ammetterlo… l’ho scordato, è passato così tanto tempo…e poi laggiù tutto si ferma, non c’è racconto, non c’è storia.

L’ultimo ricordo che ho, il solo, è di qualcosa di buio e caldo, umido e sempre in movimento, è lì che mi sono addormentato.

Quanto tempo ho dormito??? Ecchilosaaa….il ghiaccio ha protetto il mio sogno, vedevo lampi, sentivo scricchiolii, ma non ne sono certo…non mi piace parlare a vanvera…sì, per rispetto a chi mi ha ritrovato.

Sapeste come sorrideva felice, mi teneva… fra le mani?… no no, fra i guanti e mi guardava con gli occhi fuori… no, non dall’orbita… fuori dal passamontagna, fuori dagli occhiali da esploratore, sembrava che avesse trovato un diamante di mille carati, ed invece ero io, io che mi ero allora allora risvegliato e, a dire il vero, sentivo un po’ di freddo a stare lì tutto nudo, mentre mi girava e rigirava fra le mani e poi mi prendeva fra il pollice e l’indice e mi portava agli occhi, forse era miope e comunque io sono piccolo piccolo. Il ghiaccio mi abbagliava, non mi ci ero abituato.

Oh, si, sotto forma di seme sono stato trovato. Mi hanno trattato con i guanti bianchi, come un gran signore, con tutto il rispetto che si deve ai semi di qualche tempo fa. Quanto tempo? Ci risiamo! Non è dato sapere, bisogna che ce ne facciamo una ragione, il tempo non si fa conquistare, a volte scorre veloce come sabbia di clessidra, a volte diventa muro di ghiaccio e si ferma per quanto non si sa. Se non fosse per quel giovane un poco miope, io starei ancora lì a sognare orizzonti di ghiaccio infinito.

Ora sono stato riabilitato, inserito un una classe, invitato a rivivere, a germogliare, a moltiplicarmi, con tutte le accortezze dovute a me che sono, come dire, un reduce dai ghiacci. Non mi si fa mancare niente, sali minerali, luce quanto basta, tepore, mollezze e comodità. Mi è toccato resuscitare.. rifiorire, con tante attenzioni e tante cure non potevo deludere le aspettative, e poi ero incuriosito di me, volevo vedere com’ero, da dove venivo, provare a ricostruirmi un…family tree …

Da me è sbocciato un fiorellino niente male, del color della neve, non so se ha odore…non sento più gli odori dopo così lunga permanenza nel gelo… ma temo di no, non per ora. Se sapranno farmi colonizzare i prati, sotto il sole, m’impegnerò a profumare l’aria, promessa di uno che viene da lontano.

 

27 febbraio 2012-02-27                                                               Wilma Vedruccio

Primo post

Ehilà, c’è nessuno? Chissà dove sono capitato?!? Mi sento come quella bollicina di sodio che vaga impaurita in una bottiglia d’acqua. Non sono certamente l’autrice dei futuri post che appesteranno queste pagine, sono in realtà una bollicina di sodio maschile che immagina cosa wiver, la farfalla, possa pensare della bottiglia “internet”. Un mare sterminato con tanti pericoli e tante piccole soddisfazioni. Auguro a wiver, quindi, un bocca in lupo, con questo nuovo viaggio. Un viaggio dove non conta la destinazione, ma con chi viene intrapreso.

 

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