Sinfonia d’autunno

Si vivono giorni d’armonia in terra salentina.

Se non si è troppo distratti e ci si guarda intorno.

E’ uno spettacolo che si ripete ad ogni autunno, da sempre, senza mai stancare. Fin dal mattino.

Il sole che ora sorge fra l’Adriatico e lo Ionio, si fa strada fra la nebbia della notte e presto la disperde. Chissà dove.

Intanto, se si è mattinieri quanto basta, si possono vedere i campanili sbucare dalla bruma che s’ attarda sulle case, sui campi dove si stagliano le ombre degli ulivi, le ombre dei cipressi in lontananza.

Si gode così un Salento da favola, senza squarci o spazzature, complice la nebbia.Vien da pensare a paesaggi d’altri tempi, dei preimpressionisti francesi o a paesaggi dei Paesi nordici.

Poi si vivono le ore del mattino, dorate, calde, promettenti: frenesia di lavoro fra gli uliveti, quiete e sole fra le piazze dei paesi, vita che scorre quale sabbia di clessidra, per gli anziani.

Le ore del mezzogiorno profumano di rucola e sanno di paneolive, mentre dai muri dei giardini si diffonde il buon odore dei nespoli già in fiore e le ultime rose, gratuiti gioielli sopra rosai già spogli, impreziosiscono i cortili.

Rubano la loro piccola parte gli scolari, di luce, di sole, di odori, nel tragitto breve fra scuola e casa, prima del computer, prima delle televisioni.

Presto arrivano le ombre, lunghe, meridiane: il sole scivola al di là delle terrazze, scivola lungo i tronchi, ha fretta di andare; in fretta si torna dal forese accaldati, affamati e pieni di speranze…

Il sole si ferma un momento quasi a considerare se si è fatto un buon lavoro e l’occidente si arrossa e poi si infiamma mentre nuvole di umidità accorrono, non si sa da dove a riprendere posizione.

Prima che l’acqua dello Ionio faccia proprio il sole, risplendono le facciate delle chiese e con esse ali di gabbiani, diventan d’oro le antiche pietre mentre è già crepuscolo e dai campi rivoltati s’alzano frotte di uccelletti, forse storni, i pochi che ancora osano attraversare i nostri cieli, forse fringuelli o chissà, e il loro volo è danza o saltello di bimbi che non vediamo più saltellare per le strade.

Torna presto la nebbia a riempire le sere salentine, dove sembra ancora udire l’eco della pizzica, ossessiva e coinvolgente. E nell’aria c’è odor di vino e di castagne. O son solo echi letterari?

Wilma Vedruccio

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3 risposte a Sinfonia d’autunno

  1. Fausta Genziana scrive:

    Belli davvero i versi di Sandro Penna…e verissimi!
    Tu cara Wilma, sai guardare, osservare e vedere. Non sono la stessa cosa! Quanto alle risonanze letterarie, senz’altro ci saranno e che male c’è se ci sono.
    Ma resta intatta la tua capacità profnda di partecipare del mondo.
    Tu abiti il mondo poeticamente.

  2. wilma scrive:

    Ti ringrazio per le belle parole, cara amica.
    I tuoi commenti sono per me preziosi e dolci.
    Dolci come sa esser dolce la terra che abito
    come è dolce la tua che ti diede i natali.

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