LETTERINA A WILMA VEDRUCCIO alias Mitilo Salentino

Cara Wilma, ho finito di leggere “La casa del sale”. È come se mi fossi trovato davanti a un autore classico. Una lettura senza intoppi, scorrevole, animata da una sensibilità particolare: quella di dare un’anima a tutti gli esseri viventi, perfino alla cozza. Hai una rara sensibilità con tutto ciò che ricordi, che vedi, che senti. Spesso mi hai fatto commuovere. Ma la commozione non è pianto, ma bellezza. Con le tue storie fantastiche ho trascorso le mie notti insonni: le ho sorseggiate piano piano, come si fa con un bicchiere di vino di alto lignaggio. E quando mi piace un racconto, un romanzo, mi viene sempre la voglia di leggerli ad alta voce. Spesso questa esperienza l’ho fatta con i bambini in biblioteca. “La casa del sale” è uno dei migliori libri che ho letto da pochi anni a questa parte. Voglio dirti grazie con un saluto di cuore

Alfredo Romano

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LA PICCOLA LECCASALE

Se ne stava incollata per ore davanti al boccaccio di sale grosso, in cucina.

Quei grani bianchi, scheggiati, erano per lei diamanti grezzi,  che brillavano al sole, iridescenti.

Ne sottraeva a volte una manciata e correva in giardino a fare sciogliere i grani nel catino smaltato di bianco, con l’orlo azzurro come il mare lontano, l’orizzonte del suo piccolo mare dove lei provvedeva a disciogliere il sale. Poi si leccava le dita e il palmo della mano.

Partecipava al disciogliersi del sale nella bacinella, i grani depositati sul fondo resistevano un po’ prima di sciogliersi del tutto e lei intingeva il ditino, creava piccoli vortici d’acqua dove i cristalli di salgemma restituivano i raggi del sole che, quali schegge dorate, ferivano la sensibilità della bambina.

Due tre piccole conchiglie adagiate nella bacinella aiutavano a far viaggi lontani sulla nave della fantasia.

E la manina entrava e usciva dall’acqua divenuta salata e la bimba ogni volta si leccava le dita.

Quando in estate la piccola era portata al mare, la si poteva vedere stesa nell’acqua bassa, a faccia in giù, a leccare acqua salata come un cagnolino assetato beve l’acqua di fonte. Veniva sgridata a volte. Sempre in tempo d’estate aveva assaggiato le gocce del sudore che dalla fronte imperlata scivolavano sulla manina e … meraviglia ! erano anch’esse salate !!

 

Fra i cibi preferiva fette di paneepomodoro per via dei granelli di sale con cui la madre le condiva, faceva attenzione a schiacciarli con i dentini e gustare quell’esplosione di salato che ne veniva in bocca.

A volte la nonna le chiedeva di pestare il sale grosso nel mortaio per fare il sale fino per l’insalata, il pestello conservava l’odore del pepe pestato prima e lei starnutiva, faceva grossi starnuti saporiti  che la divertivano.

Guardava incantata le manciate di sale grosso che la madre metteva sulle forme di formaggio giovane perché potesse invecchiare e quasi entrava anche lei nella pasta di formaggio costretta nella fiscella. Era riuscita a farsi dare il compito di buttare il sale nella pentola piena di siero giallo prima che affiorasse la tenera ricotta, soffice come neve. Le sembrava così di compiere lei quell’evento straordinario della ricotta che  sale in superficie da quel pozzo nero che era il “Caccamu” pieno d’acqua gialla.

Quando poi un rimprovero o un dolore di bimba la facevano piangere un pochino, si consolava  leccando ad una ad una le lacrime che venivano giù sulle sue guance.

Wilma Vedruccio

31/gennaio/2016

 

 

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Ricevo con gioia

foto di Maria D'albenzio.
Maria D’albenzio

Ho subito amato le “Voci per un Presepe” di Wilma Vedruccio(la nostra carissima Mitilo Salentino) con le musiche di Rocco Nigro.
Sono stata presente a due serate: alla seconda a Martano e alla penultima ad Aradeo.
Come dire ho partecipato: quasi ad una prima ed a una finale.
Due bellissime serate. Ascoltare i racconti delle “Voci per un Presepe” da Wilma, la musica di Rocco, i canti di Rachele e delle Cantatrici di Borgagne, è stato come assaporare la vera essenza del Natale.
Leggendo poi a casa il libro, ho amato le sue Voci. La voce di “Elia, il pastore” che è venuto a vedere la gran luce in cielo, perché le pecore si erano agitate. La voce di “Carmelo, l’ortolano” svegliatosi da uno strano suono. La voce di “Ester, la nutrice” che vuole allattare il figlio di Dio. La voce di”Eliseo, il forestiero” in cerca di bellezze che segue la voce del cuore. La voce di “Amos, l’oste” che spera in qualcosa di nuovo e di bello. La voce dello “Scriba” che non crede nella venuta del Messia, perché non sono maturi i tempi. La voce di “Sara, una giovane” che dona al Bambino una corona dorata, di paglia intrecciata con i raggi di luce della cometa. La voce di “Simeone, il mercante” che incuriosito da tanta gente in giro di notte, va a trovare il “Re dei poveri”. La voce di “Ciruzzo” un piccolo orfano, tirato da Baruc, il suo cane, va a trovare il figlio di Dio e vuole diventare suo amico. La voce di ” Giuseppe,il padre” che non comprende ancora bene i fatti,sapendo bene che è la volontà di Dio. La voce di “Miriam,una donna” che sfinita dalle fatiche, vuole seguire il Signore. La voce di “Melchiorre ,uno dei Magi” che segue la cometa,per non perdere la Bussola, ché insieme ai Fratelli Magi deve portare i doni al Bambino che è nato.
Sono piccoli racconti di poesia che si leggono con gradito piacere, perché scorrevoli, semplici e nello stesso tempo ricchissimi di umanità, la nostra controversa e patetica umanità. Le “Voci per un Presepe” sono tutti i personaggi che arricchiscono da sempre Il Presepe della natività del Signore. Bellissima è la scelta dei canti, cito fra tutti “Quanno nascette Ninno” cantata e suonata magistralmente da Rachele e Rocco.

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Video Voci per un presepe

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E la flomide si fece guardiana

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Come pianta da luogo sacro

Ha preparato le sue lampade

Votive

Alla memoria del miele

Che fu.

Lei testimone vive ancora

E innalza le sue coppe

Ormai disseccate

Segno devozionale

A una civiltà smarrita

Nascosta fra una pietra e l’altra

Del santuario

Alla civiltà contadina.

Wilma Vedruccio

Dicembre 2016-01-09

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Voci per un presepe secondo Raffaella Verdesca

Mi unisco al viaggio dei Magi, dei pastori, di Wilma Vedruccio e di Rocco Nigro.
È questo un sogno nella realtà, è un ritmo nel silenzio, è l’attuale nell’antico.
Leggendo vi accorgerete che si tratta di una Scuola di Vita camuffata da stalla, una scuola senza fronzoli e senza frontiere! Non si accettano raccomandati ma solo raccomandazioni per afferrare il senso dell’Amore, si studia una sola lingua, quella del Cuore, non esiste blasone più alto della Semplicità, la lavagna non è davanti agli occhi ma nell’anima. Su in alto è accesa solo una luce, la Stella Cometa, e grazie al suo chiarore si può incontrare il Re Bambino, l’Innata Purezza, la Divina Umanità e la Fratellanza Eccelsa.
Tavole a colori di raffinata poesia (Marco Musaro’), echi crescenti di note e trasparenti passioni (Rocco Nigro e le sue ‘Voci’ amiche).
Lontano dal Presepe dei Semplici, dalla Natività dei Sentimenti per ogni stagione, regna il buio dell’Indifferenza, l’inchiostro di un mare muto che restituisce le spoglie migranti di ciò che eravamo un tempo e che non siamo più: Figli di un Dio Maggiore.1923781_10153894526369749_342105542682420003_n

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L’ELFO DELLE DUNE

L’ELFO DELLE DUNE

Il Primo Mattino del Nuovo Anno aveva mantenuto fede al suo impegno.

Il mare  appena un pò increspato, ampio l’orizzonte,  la luce quella da primi mattini del mondo, l’aria frizzantina quanto basta per avvertire il gusto della salsedine, vuota la spiaggia da presenze estranee, scarse le orme …

La situazione ideale per scorazzare un paio d’ore in piena libertà, per riappropriarsi di uno spazio  che era lo scenario antico, minacciato per tanti mesi all’anno, per avvolgere emozioni e ricordi, per fare capriole.

La sabbia delle dune conservava le onde  che il vento dei giorni precedenti aveva pettinato, se ne stava immobile come a non scompigliare l’armonia delle sue ondulature; i cespugli , ferme le fronde,erano intenti all’ascolto delle loro storie, forse coglievano i palpiti sotterranei delle loro radici.

Le onde del mare arrivavano gentili a baciare la spiaggia, a lambire i piccoli scogli … solo alcuni legni e relitti, portati dalla tempesta dei giorni precedenti, annuvolavano i pensieri e facevano temere un tantino.

Bello il mondo nel primo mattino dell’anno, bello come nei primi mattini del mondo.

Se la vide all’improvviso, quella presenza estranea in quel quadro, gambali per calzature, una tavola lucida in mano che rivolgeva ora qui ora lì … preso di sorpresa il nostro Elfo scappò, riparò fra i cespugli in alto sulle dune. Il suo passo fu leggero come sempre, non lasciava orme, appena un leggero spostamento d’aria, un respiro appena.

La donna era lì, alla base della duna, incantata e intenta a fotografare le onde di sabbia chiara … qualcosa si mosse appena, un impercettibile precipitar di sabbia … mise in fretta l’opzione “film” della sua tavoletta e cercò di inquadrare questo precipitar di duna, dolce, lento come goccia di miele su mollica di pane.

Era meravigliata d’assistere a tale movimento, si sentiva privilegiata d’esser testimone di qualcosa di  geologicamente intimo, non un precipitar di sabbia sotto il passo dei bagnanti, no !!! un vero e proprio movimento endogeno della duna !

Così pensava, così si spiegava ciò che aveva visto, nella pace di quel primo mattino.

Tornata a casa godeva della pace delle dune, riguardando le foto una ad una, ingrandendo con un tocco delle dita che le aprivano l’immagine che nella luce abbagliante non era riuscita a vedere.

Vide alfine, ai piedi della duna un segno … che non si spiegava con teorie razionali … un piccolo cedimento dello zoccolo della duna, lì dove aveva filmato la sabbia che scendeva … non un’orma di gambale, non una zampata di cane … un cedimento netto, una frattura netta dell’armonia delle dune. Stette lì imbambolata a guardare e riguardare … era una zampata sì, ma di un essere mitologico che lei non aveva visto , ne aveva però colto il fremito della fuga che aveva provocato la piccolissima frana.

Aveva interrotto, lei ignara,  il gioco di gioia di un Elfo in un bellissimo primo mattino.

Wilma Vedruccio

Gennaio 2016

 

 

 

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Viola fra gli Angeli

Dev’esser arrivata fino in Paradiso la crisi se così tanti bimbi vengono chiamati in cielo ad impinguare le schiere di angeli e cherubini nunzianti.

Ed è un annuncio che ci costa molto questo, questo sacrificio di bimbi sulla Terra, ed è la sola cosa che fa sgorgare spontanee le lacrime in chiunque si sia indurito nel cammino della vita.

Viola dicevamo, la bella bimba che di angelo aveva le sembianze, capelli biondi ed occhi chiari come il cielo che ha raggiunto in queste ultime ore.

E viene rabbia a dover usare una metafora usata ed abusata nelle morti giovani. Ma come si fa a non ricorrere ad essa, Viola era un Angelo già in terra, per i famigliari che l’hanno avuta in questi brevi anni. Un Angelo certo per i suoi genitori, per quel “papà” che l’ha generata con quei buoni principi di cui è rappresentante e testimone.

Ma non è solo Viola ad essere sacrificata … tanti bimbi di cui non conosciamo il nome, e a conoscerlo avremmo difficoltà a pronunciare, tanti bimbi che, presi da un andare verso terre promesse, non ci arrivano o ci arrivano solo le loro spoglie.

E le lacrime non chiedono permesso … e la rabbia di non saper far niente per impedire questi sacrifici riempie gli occhi e il cuore.

Ci bastavano gli Angeli di sempre, le schiere d’angeli in festa nei dipinti degli artisti più bravi, nelle rappresentazioni di Cristo in Gloria e di Madonne assunte in cielo, negli annunci del Natale.

Bene e Natale sia ! ma una volta nati, li vorremmo tenere qui fra noi, sulla Terra.

13/12/2015

Wilma Vedruccio

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Risveglio fra le scrasce

Ecco !!! Non è una comune foto a cui rispondere “buongiorno” per gentilezza…
Qui si assume lo sguardo proprio delle “scrasce” (piante di rovo ed altre selvatiche) al sorgere del sole.
Quel brillio sulle foglie bagnate dal “sirieno” della notte…
Quello stupore dei fiorellini fuori stagione alla vista della prima luce…
Quell’arrossarsi delle “rosacee” nei boccioli incerti…
Quella luce impastata di vapori…
In questa foto l’anima delle scrasce al risveglio del mattino.”
Foto di Vittotio de Lorenzis
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L’entusiasmo dei colori mi ravvisarono dolcezza di morte- Elio Ria

20151024_151412L’entusiasmo dei colori mi ravvisarono dolcezza di morte Oggi mi sei autunno e me ne compiaccio. Sguazzo fra colori di riflessi che mitigano il ricordo della mia morte d’inverno. Sono di questo fuoco il custode. Come vorrei essere foglia, così bella e attraente, cadere nel vuoto del vento, e per terra condensarmi felice in altra vita di polvere. L’autunno non mi distrae, mi concede peccati di superbia e speranza di futuro senza torture, mi strazio di colori fragili e profumati. Vorrei disperdermi come questa foglia bella in una storia di poesia che sappia disegnare con il compasso dell’immaginazione un esempio straordinario di bellezza. Muoio, ma suggerisco la mia morte come trasportarmi nell’eternità che non è dei poeti ma degli dèi. In quel cielo di colori di giallo, di verde scolorito, di rosso della fatica, di blu degli innamorati, vivo, vivo bene, ci sono finalmente. Potrò scrivere i pregi della bellezza, sarò sincero, giuro di non mentire natura. Sarò amico degli ultimi, di coloro che mi hanno sorriso e salutato, di coloro che non hanno eloquenza. Sarò tutto in me stesso, non limiterò il mio talento, legherò ad ogni parola il colore, il colore che mi fu dato e non seppi riconoscerlo e che ora mi appartiene, mi dà fiducia, sebbene mi fu nuovamente concesso dalla follia della vita. Ho concordanza fra verbo e nome, aggettivo e sostantivo, ho le parole, quelle che mi mancavano adesso sono nelle mie mani, fra i colori di questa foglia che mi diede vita e morte.

Elio Ria

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