Mirna dalla veste bianca

 

Si era ritrovata lassù in un afoso pomeriggio di prima estate.

Le sale del maniero ampie, scure e accoglienti.

Leggeva ogni cartello museale nonostante una certa miopia, desiderosa di carpire ogni segreto che quel posto aveva conservato.

Era lì davanti e poi non c’era più, smarrita in un sottopassaggio che portava chissà dove. La ritrovavi su un terrazzino appartato che guardava il mare.

Quale farfalla andava, con il sandaletto da mare, con la sua veste bianca.

A vederla in controluce allo sbocco di un cunicolo, la potevi scambiare per un angelo del museo, con l’aureola bionda dei ricci capelli.

Ma angelo non era … anche se “sapeva volare, anche se sapeva andare, quale apparizione, per segreti cieli sul castello delle libertà a contemplar l’azzurro oltre l’azzurro”.

Lo stesso azzurro di quel mare racchiuso nell’ iride dei suoi occhi miopi e che riempie la sua anima inquieta, desiderosa di capire.

Provarono un brivido di vita le sale immusonite, un vento refolo sembrò attraversare gli scuri corridoi, i vecchi gradini si fecero più docili al suo passaggio, si scrostò un tantino la vecchia calce del muro, ed il mare, lì nel lontano orizzonte, parve suggerire una qualche risposta che però  evaporò subitamente sul pavimento solare di quelle terrazze da dove si scrutava il mare.

Il Tricolore pigramente sventolava a un alito di tramontana e dava il suo suggello alle fantasie della donna dalla veste bianca.

Wilma Vedruccio

Giugno 2016-06-20

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2 risposte a Mirna dalla veste bianca

  1. Gianna Pham Francioso scrive:

    Da un titolo richiesto , ne spuntò una fantasiosa e poetica storia … Brava Wilma , l’immagginazione sempre in ebollizione 🙂

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