Lungo il sentiero delle Saline

Lo percorreva ogni giorno, due volte al giorno.

Al mattino, prima del Mattutino, al crepuscolo, dopo i Vespri.

Nelle altre ore del giorno no, non ne trovava il tempo.

Due volte dunque, s’incamminava piano lungo il sentiero che perimetrava le Saline, al lato del canale che porta l’acqua del mare nel laghetto, fino ad arrivare alla spiaggia, poi tornava indietro al suo convento.

Al mattino era così presto che tutta la natura era ancora irretita nel sonno della notte, come la sua anima, ancora preda del sogno.

Rugiada o nebbia o brina, a seconda della stagione, s’attardava sui cespugli, sulle pianticelle, sulla rena delle dune, vapori stazionavano sulle acque del lago, ferme come specchi appannati, in quell’ora antelucana.

Non c’erano animali in giro ma si sentiva il gracidar delle rane, qualche ultimo grido di allocco e sulla rena correvano le piste di animaletti senza nome, bava di lumaca inargentava la via e tele di ragno eran pronte fra un ramo e l’altro dei cespugli al lato del sentiero, pronte a ingannare irrequiete creature.

Passo dopo passo, ricacciava via il sonno dagli occhi, dalla mente, l’aria fresca gli riempiva i polmoni e le idee si facevano più chiare, ringraziava Iddio di averlo fatto svegliare, di aver creato tutte le cose belle, era contento di essere giunto in quell’angolo di paradiso, dopo tanto peregrinare.

Lui veniva da altre contrade, altro clima, altri orizzonti, altro idioma…ma ora si sentiva a casa, gli piaceva l’odor di quella terra, il suo respiro.

La passeggiata pomeridiana era cosa diversa, il sole aveva cambiato un bel po’ la situazione, uccelli migratori, fenicotteri, folaghe, cavalieri, affollavano lo specchio d’acqua, alla ricerca di prede nella melma salmastra, alcuni piroettavano nel cielo del tramonto e poi tornavano ad acquattarsi nei pressi dei canneti, altri si beccavano smaniosi, si rubavano l’ultimo boccone prima della notte in un vivace battibeccare e muover d’acque.

I cespugli sprigionavano un buon odore e la rena era caldo massaggio ai piedi stanchi. In primavera poi era tutto un occhieggiare di fiori, fiori dei colori più diversi, corolle, spighe, grappoli… colonizzavano ogni angolo… cespugli, prati, dune… intrecciavano la loro bellezza senza temere promiscuità di sorta.

Gli operai avevan ricostruito l’ultimo tratto del canale, si sarebbe potuto aprire la chiusa il giorno dopo, per permettere al mare di penetrare a portare nuova linfa, nuovo sale nella salina, tutto procedeva in equilibrio, la natura collaborava con gli abitanti del luogo, con tutte le creature, che erano lì intorno.

Dava uno sguardo al mare, scorreva con gli occhi l’orizzonte dove una nave scivolava in lontananza, raccoglieva una conchiglia senza più ricordi, vuota, camminava per un tratto su un banco di posidonia, dove i calzari si confondevano con le foglie brune, volgeva gli occhi alla prima stella crepuscolare.

Nel tornare pregava il nostro uomo, ringraziava Iddio per il pane quotidiano e per la bellezza che gli stava intorno, sorrideva ad un fruscio improvviso che sentiva fra i cespugli al suo passaggio, una creatura s’era spaventata di lui, sì, proprio lui l’aveva spaventata, chissà come… sarà stata una cutrettola o un tarabuso.

La notte già calava su quello specchio d’acqua salmastra, in cui si specchiava l’ombra scura del convento dove lui s’affrettava ormai a rientrare, il frate portinaio agitava inquieto la lanterna.

 1 maggio 2012                                                  Wilma Vedruccio

 

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2 risposte a Lungo il sentiero delle Saline

  1. Luigi Paolo Pati scrive:

    Un’anima nobile ti è compagna

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