lLa luna nel secchio

La luna nel secchio

Aveva sempre sentito parlare di “luna nel pozzo” ma non ci aveva mai fatto caso.
Tirava su il secchio in quella sera di settembre, per dissetare alcune pianticelle dopo la calura.
Si ritrovò così la luna nel secchio !
Era lì tonda, un po’ sbocconcellata, intimidita, galleggiava nell’acqua fresca del secchio come una boccia di legno smarrita.
Era luminosa e cerchi di luce s’ allargavano sulla superficie d’acqua di quel secchio un po’ sornione.
Ristette fermo a pensare sul da farsi.
Voleva prenderla in mano ma temeva di bruciarsi, e se poi gli fosse scivolata dalle mani ? Il terreno intorno era ormai pieno di stoppie, poteva appicciarsi un incendio nell’ortale.
Pensò di metterla in tasca per portarla al suo bambino, ma aveva pantaloni di tela leggera che avrebbero fatto trasparire tanta luce, un po’ si vergognava ad andarsene così con la luna in tasca.
Pensò di rituffare il secchio col suo carico inusuale nel pozzo, ma c’era il pericolo che nel salto la luna si fossse liberata in volo e risalita in cielo, e questo già gli dispiaceva.
Avrebbe fatto ridiscendere il secchio piano piano e, riadagiata nel fondo del pozzo, l’avrebbe lasciata al suo destino.
Ma non se la sentiva…
Era troppo bella, con quella luce intermittente a seconda del movimento dell’acqua. Non c’era vento ma l’acqua non si acquietava come se avesse dentro chissà quale smania.
Gli occhi del nostro “eroe per caso” erano attratti da quel magnetismo di luce lunare.
Pensò di portare il secchio fra gli ultimi filari dei fiori dell’estate, avrebbe fatto cadere piano piano l’acqua, facendo attenzione a non lasciar andare anche la luna.
L’acqua scivolava via come un rivolo di montagna, ma la luna era sempre in pericolo, lì sull’orlo del secchio, bisognava fare piano. Poi…gli sfuggì la luna !
Rotolo’ sotto le piantine della celosia ancora in fiore, poi la vide nei filari dei finocchi per Natale, poi non la vide più…
Si mise a proceder ginocchioni, spiava sotto ogni pianticella, ebbe paura che fosse andata fra le erbe secche, la chiamò così come si chiama un gatto, con fischi di lusinga la chiamò, ma niente.
Chiuse gli occhi che stavano per piangere e sentì il canto dell’assiolo nelle vicinanze.
Riaprì gli occhi e la luna era nel cielo che pareva sorridere.
Wilma Vedruccio

 

 Ciao

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