L’ELFO DELLE DUNE

L’ELFO DELLE DUNE

Il Primo Mattino del Nuovo Anno aveva mantenuto fede al suo impegno.

Il mare  appena un pò increspato, ampio l’orizzonte,  la luce quella da primi mattini del mondo, l’aria frizzantina quanto basta per avvertire il gusto della salsedine, vuota la spiaggia da presenze estranee, scarse le orme …

La situazione ideale per scorazzare un paio d’ore in piena libertà, per riappropriarsi di uno spazio  che era lo scenario antico, minacciato per tanti mesi all’anno, per avvolgere emozioni e ricordi, per fare capriole.

La sabbia delle dune conservava le onde  che il vento dei giorni precedenti aveva pettinato, se ne stava immobile come a non scompigliare l’armonia delle sue ondulature; i cespugli , ferme le fronde,erano intenti all’ascolto delle loro storie, forse coglievano i palpiti sotterranei delle loro radici.

Le onde del mare arrivavano gentili a baciare la spiaggia, a lambire i piccoli scogli … solo alcuni legni e relitti, portati dalla tempesta dei giorni precedenti, annuvolavano i pensieri e facevano temere un tantino.

Bello il mondo nel primo mattino dell’anno, bello come nei primi mattini del mondo.

Se la vide all’improvviso, quella presenza estranea in quel quadro, gambali per calzature, una tavola lucida in mano che rivolgeva ora qui ora lì … preso di sorpresa il nostro Elfo scappò, riparò fra i cespugli in alto sulle dune. Il suo passo fu leggero come sempre, non lasciava orme, appena un leggero spostamento d’aria, un respiro appena.

La donna era lì, alla base della duna, incantata e intenta a fotografare le onde di sabbia chiara … qualcosa si mosse appena, un impercettibile precipitar di sabbia … mise in fretta l’opzione “film” della sua tavoletta e cercò di inquadrare questo precipitar di duna, dolce, lento come goccia di miele su mollica di pane.

Era meravigliata d’assistere a tale movimento, si sentiva privilegiata d’esser testimone di qualcosa di  geologicamente intimo, non un precipitar di sabbia sotto il passo dei bagnanti, no !!! un vero e proprio movimento endogeno della duna !

Così pensava, così si spiegava ciò che aveva visto, nella pace di quel primo mattino.

Tornata a casa godeva della pace delle dune, riguardando le foto una ad una, ingrandendo con un tocco delle dita che le aprivano l’immagine che nella luce abbagliante non era riuscita a vedere.

Vide alfine, ai piedi della duna un segno … che non si spiegava con teorie razionali … un piccolo cedimento dello zoccolo della duna, lì dove aveva filmato la sabbia che scendeva … non un’orma di gambale, non una zampata di cane … un cedimento netto, una frattura netta dell’armonia delle dune. Stette lì imbambolata a guardare e riguardare … era una zampata sì, ma di un essere mitologico che lei non aveva visto , ne aveva però colto il fremito della fuga che aveva provocato la piccolissima frana.

Aveva interrotto, lei ignara,  il gioco di gioia di un Elfo in un bellissimo primo mattino.

Wilma Vedruccio

Gennaio 2016

 

 

 

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