La sciarpina di seta

LA SCIARPINA DI SETA

Era compresa nella confezione dell’uovo di Pasqua della perugina.
L’aveva comprato per sua madre così vecchierella che era tornata bambina.
La madre aveva gradito questa novità nell’abbigliamento e la teneva legata tutto il giorno al collo dicendo che le scaldava la parte dolente della cervicale, di cui non soffriva.
Era bella la sciarpa, di un verde primavera, con motivi e decori un po’ orientali. Solida al tatto, seta buona, e morbida come sa esserlo solo la seta.
La seta, questo oggetto di culto, questa discriminante sociale, questa linea di demarcazione fra il vestire puro e semplice e il vestire per il piacere di indossare cose belle.
Aveva desiderato sempre fazzoletti di seta. Si era riproposta di comprarne. Ma da ragazzina non disponeva del denaro necessario e da grande aveva sempre rimandato a quando avrebbe trovato quello giusto.
Non amava quei disegni forti, con teste di cavallo e catene e gagliardetti, una moda per frequentatori di ippodromi, di gente che vuol distinguersi dal volgo.
No, amava i fiori e nel fazzoletto di seta voleva fosse racchiuso un prato, con l’odore dell’erba e dei fiori, con qualche farfalla capace di brevi voli, nello spazio di qualche decimetro quadrato.
Rimandava quindi alla volta buona e progettava di regalare foulard alle migliori amiche.
Poi i cassetti dei negozi non contennero più i foulard di seta, era passata la moda.
Lei non capiva…come può passar di moda il piacere della morbidezza al collo e sulle guance…il piacere della bellezza?
Poi, guardandosi attorno,non veniva di certo confortata, le ragazzine in questi tempi indossano cose scialbe e grigie, niente fiori, niente farfalle, niente seta.
Forse era stato un bene non comprarne, non avrebbero avuto un futuro nella linea ereditaria, sarebbero finiti nelle cianfrusaglie, sviliti, ridotti a panni per la polvere, chissà…
Era stata per tutta la sua vita la linea di demarcazione fra il casual e l’eleganza, fra il necessario e le cose belle. Una specie di “marcatore sociale “.
Lei ci era passata in mezzo, badando al necessario quotidiano e desiderando i foulard di seta.
Ora la seta era ritornata fra i suoi pensieri. Era al collo della madre e aveva una funzione.
Lei avrebbe ereditato la sciarpina, di seta pura, acquistata con l’uovo di Pasqua della perugina.
Wilma Vedruccio
primavera 2014

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