La barca gialla di Sant’Andrea

Era lì da molto tempo, adagiata su un banco di Posidonia che riempiva quel braccio di mare. Lì si era consumata.
Un tempo avrà pur navigato fra le onde ma più non ricordava.
Ora era legata a poppa da una grossa fune di ferro, mentre la prua si consumava di nostalgia infinita guardando quel tratto di orizzonte fra la Punta e lo scoglio de la Sfinge che più volte l’aveva salvata dalle mareggiate.
Aveva resistito per anni alle offese del tempo, all’abbandono degli umani, ai giochi dei bimbi, a furiose mareggiate che le toglievano il terreno da sotto la ghiglia e tutto pareva perduto.
Conservava ancora frammenti d’azzurro sulle vecchie travi consunte dalla salsedine, quasi a ricordare la sua natura di creatura del mare.
Il giallo di sole che la rivestiva l’aveva resa famosa fra i tanti visitatori di quel luogo magico, un pò fuori dal mondo. Era stata fotografata come una diva.
Certo, nelle lunghe notti d’inverno, quando il giallo della sua corazza impallidiva, le si riempiva il cuore di solitudine e soffriva, le sembrava di cogliere sospiri ed urla dei tanti che si perdevano in mare e lei era lì, legata a quel cavo di ferro e non poteva soccorrere alcuno.
Nelle notti di luna diventava giocosa, gareggiava col giallo di quella presenza astrale, provava a contare i luccichii che arrivavano a riva.
Con l’estate era tutto un girarle attorno di bagnanti, di forestieri con la reflex fra le mani. Qualcuno, pochi a dire il vero, narravano d’altri tempi, di tempi in cui il porticciolo era popolato di barche di legno e i bagnanti, i turisti ancora non c’erano. Si favoleggiava di pescate miracolose di cefali e d’altro. Lei forse ancora non c’era… ma i tonni li aveva visti entrare nel porto, veloci, con salti improvvisi, care creature, quasi fratelli.
No, la memoria non l’aiutava, non l’aiutava la memoria sbiadita di chi quel tempo lo aveva vissuto ed ora lo rinnegava.
A inizio di questa estate 2018 la barca gialla è sparita, si dice sia stata portata via per essere demolita…si dice sia stata venduta…
Mi piace pensare che sia nel ventre di un calafato, ad asciugare ciò che resta della salsedine delle travi, perchè sia rimessa a nuovo da mani sapienti…perchè possa presto rincorrere un orizzonte amico e gonfiare l’animo di nuovi spruzzi di onde.
Wilma Vedruccio
2 Luglio 2018

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