Il biroccio e la giumenta

La giumenta, lucida la pelle, è pronta, attaccata al biroccio, e noi, vestiti di tutto punto, dove stiamo andando ? cosa  accende il sorriso che ci illumina il volto ? cosa ci attende oltre le colonne del paradiso, cosa ci attendiamo?

Il sole che sfoca l’immagine non è un sole estivo, indossiamo cappotti di panno pesante, il casco sulla testa del padre è un omaggio alla moda.

La ritrosia della nonna ad andare le è impressa nel volto, bonario, concedente, nello sguardo abbassato e non per il sole, e nel vestimento leggero, da focolare, col fazzoletto che scivola indietro lasciando una ciocca libera di cogliere il vento. Però sorride a tanta attenzione.

Il padre ha impresso l’orgoglio sulla fronte e su tutto il vestire, famiglia, cavallo, biroccio, età, bellezza, vigore…sono i suoi punti di forza.

La madre, gregaria, sorride contenta fra la spalla del suo uomo e il trionfo sulle ginocchia, curata nel vestire,( pochi tratti, ma sufficienti a dire)

con capigliature abbondanti e curate, sì, capigliature al plurale, non è un errore, la sua e quella della bambina a cui dedica cure infinite ogni  mattina, armata di pettine, pazienza e promesse, per districare i riccioli ingarbugliati nella notte, intrecciare trecce improbabili fermate da inverosimili fiocchi, il tutto fra lacrime e strilli e speranze.

La bimba, avvolta da così tanto tepore, sorride, per lei tutto è un gioco, il biroccio, il cavallo, la foto, il viaggio non sappiamo per dove…

Il biroccio ha una linea leggera ed elegante, un poco incrostato dalla polvere delle strade, le ruote rinforzate dal cerchio di ferro, un divanetto ambulante per farsi scorrere il mondo intorno, con l’aria che carezza il volto, aria che odora di mentastro e di zolle di campo.

Le redini sono abbassate tranquille, nel tempo necessario allo scatto, la giumenta collabora docile, protagonista di primo piano, responsabile del carico umano che a lei si affida, i muscoli pronti ad andare, non importa dove. La memoria sfoca la storia più di quanto il sole abbia sfocato il prato, ma l’eccitazione del viaggio si legge sui volti e sui muscoli dell’animale.

Del viaggio è importante il cammino, la meta potrà anche esser poca cosa se nel percorso la bellezza del mondo si riflette negli occhi e un senso di gioia infinita risuona nel trotto, passo ritmato, rassicurante ed allegro.

Il mondo è di là, oltre le colonne, le colonne d’Ercole della mia infanzia

Aldiquà? Il Paradiso solamente.

      Novembre 2011-11-19                                           Wilma Vedruccio

 

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Una risposta a Il biroccio e la giumenta

  1. Bassacorte scrive:

    Codesto articolo mi trova realmente in accordo. In linea generale il
    sito web http://www.wiver.it è scrittofrancamente in modo
    efficace, lo leggo sempre. Ben fatto, continuate così!

    approfondimento indiscubilmente d’attualità

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