GIORNI DI LUGLIO

Screenshot_2015-08-04-21-07-16-1Speronella dei campi

Foto di Fabio Protopapa

In questi primi giorni di luglio il vento da nord porta sentori di salsedine, della resina dei pini sulla marina, sentori d’altri tempi, tempi sfuggiti dalla memoria e riportati a casa dai venti.

Si è come un cane a testa alta che muove febbrilmente le narici, alza e abbassa le orecchie con lo sguardo malinconico e perplesso, poi rassegnato a non capire si rannicchia.

La differenza sta in una penna e un foglio bianco. La scommessa.

Allora si scava dentro a quest’odor di pini e si attraversa una nuvola di pula sollevata dalla trebbiatura del grano nell’ aia mentre laggiù in lontananza una sagoma di nave scivola sulla linea dell’orizzonte nel breve spazio fra l’angolo del bosco a sinistra e la macchia scura della pineta sulla destra, che avanza a cancellare il mare.

Brilla il mare laggiù, irraggiungibile. Cantano senza sosta le cicale mentre la macchina che trebbia non ha tregua.

Formicai fra i piedini calzati da sandali, con frenetici andirivieni di un esercito di formiche e spine fra le stoppie, acutissime spine di una pianta sconosciuta che avrà donato il fiore alle farfalle, ma ora minaccia chi osa avventurarsi fra le zolle sconnesse e le stoppie. Spine gialle che fanno dolere fino alle lacrime. Eppur s’avanza a cercare … uno spigo di fiore, una speronella che è fiorita fra la terra brulla.

Uno sguardo alla porta di casa che s’apre su quel campo di stoppie e spine. Uno sguardo al mare, la nave già non c’è più, è scivolata via dietro la pineta e si è portato con sé l’indefinita possibilità di un altrove.

Arriva a volte la voce del Padre che imperioso dice qualcosa ai compagni di lavoro e deve urlare per superare il rumore della macchina trebbiatrice.

Dondola al vento l’altalena rudimentale sotto “lu mbruficu”, Oggi no, non vado a dondolare.

Mi par brutto star lì a trastullarmi mentre gli altri lavoran con sudore, qui fra le stoppie ho l’aria di una spigolatrice, su l’altalena sarei una sfacciata.

Giunge il richiamo della madre, Mi comanda di portare acqua fresca agli operai.

Vado, cercando di non farla cadere sui piedi, il recipiente è più grande di me ma ci riesco.

Bevono a collo, a turno, asciugandosi bocca e fronte col dorso della mano, con canottiere sudate che hanno cambiato colore e le ciglia degli occhi diventate tutte biondo paglia.

Sorridono brevemente e tornano a sollevare sacchi, a sollevar covoni. Scorre il grano dalla bocca della trebbia, come da una sorgente aurea.

La bimba guarda incantata, poi torna ai suoi trastulli nel prato ricoperto da foglie secche che scricchiolano sotto i suoi passi, le lunghe foglie degli oleandri in fiore.

Afrori di mare e di pineta arrivano a toccarle nel profondo la sensibilità di bimba e le accedono informi desideri.

Questo porta il vento da nord in questi giorni di Luglio e le parole non possono esser parole di bimba …

Da Luglio a Luglio                                                                  Wilma Vedruccio

 

 

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