L’acqua odorosa della notte di San Giovanni

20150624_080230Bene, sono scesa in giardino per cogliere le essenze profumate per la notte di San Giovanni. Ho preso, alla luce della luna, fiori di gelsomino, di 3 varietà di jasminum, foglie di malvarosa, due fiori di geraneo profumato, petali bianchi di rosa, un rametto di menta, uno di lavanda e di rosmarino, la buccia di un limone, lavata via la fumaggine… Ho messo tutto in una coppetta di vetro con acqua, l’ho coperta col velo dei confetti di una giovinetta, per arginare la curiosità delle gazze, ed ora è in terrazza ad assorbire la luce delle stelle ( la luna va a tramontare), la rugiada della notte e…il respiro del Battista, se di qua vorrà passare.

Pedalando verso i boschi

Ho incontrato un uomo in bicicletta stamattina, non più giovane, con la barba non tagliata, pedalava su una bicicletta vecchio modello e quasi ho sentito il suo cigolare.

Pedalava con ritmo e aspirava tutto il buono dell’ora, l’aria ancora fresca e profumata, la luce del sole che a quell’ora taglia la vista di chi gli va incontro, la strada semivuota.

E’ stato breve l’incontro, io ero in auto, assorta nell’ascolto del notiziario … eppure ho colto l’energia che spingeva quell’uomo di una certa età che andava in bici nel mattino.

Era come se riavvolgesse, pedalata dopo pedalata, un gomitolo che la vita gli aveva srotolato, e conosce la strada e rincorre sogni già fatti per afferrarli fin tanto che si è in tempo. La strada conduce ai boschi, frammenti di boschi di leccio sopravvissuti.

Non mi chiedete a che cosa son sopravvissuti, non si può ripetere di continuo quel che è stato e che si è in fretta scordato. Quell’uomo della bici lo sa ma non spreca fiato per spiegarlo, come ai bambini di scuola, il fiato gli è necessario per raggiungere la meta.

Io? Sì io lo so ma non lo spiego più, non sono più a scuola e mi irrita l’altrui smemoratezza, ne ho abbastanza della mia.

Dunque, percorreva in senso contrario la Strada dei Boschi e ci siamo incrociati per un momento, breve. Ma era Lui che aveva le ali ai pedali, metodica la sua pedalata, senz’altro la meta prometteva un premio a tanta fatica, un fascio di asparagi, funghi fuori stagione…

Dai muretti a secco s’affacciano i primi fiori del pesco mentre nei “sipali” è un tripudio di fiori di pruno, i rami del fico hanno tutti il verde germoglio che si schiude speranzoso.

Intanto l’aria entra nei polmoni e porta ricordi di altri tempi, altre pedalate con altre mete, la strada con le sue svolte, le sue pozzanghere, riflette altre stagioni … quanto grande può essere il passato di un uomo non più giovane, quante le sue stagioni…

Sono rimasta impigliata nei raggi della sua bicicletta, scoprire il segreto del suo pedalare avrei voluto, ma, incapace di intrufolarmi in grovigli di storie, rimango rispettosa ai margini del bosco fitto di una vita

3/aprile/2015

Wilma Vedruccio