Recensione da “C’è vita su Marte”

Quante storie può racchiudere un libro, come un piccolo scrigno votato a lasciare in eredità alla coscienza tutto ciò che entra in noi senza annunciarsi? Vite distratte e randagie, colori autunnali o estivi, tutto rinasce nella cornice della memoria. E cosa importa se quei sogni non siamo stati noi, per primi, a farli? Se l’eco delle cose rimane anche a distanza di anni, se memoria collettiva e memoria popolare possono sovrapporsi? “La casa del sale” è il luogo in cui tutto ciò accade e dove – quasi per incanto – siamo resi partecipi delle mille vite d’altri che non abbiamo conosciuto, e che qui ci intercettano, rendendoci parte di disegni plasmati dal vento.

La scrittura di Wilma Verduccio tradisce una certa vicinanza alla parola poetica, quella che riesce anche dalle descrizioni di ambienti naturali a fornire rimandi al mito ed alla tensione che la poesia della vita incarna. I luoghi sono protagonisti quanto gli uomini in questa rassegna di colori e suoni. Luoghi dal fascino ancestrale, quelli di un Salento ripreso tra passato e presente, in grado ancora di offrire scorci mozzafiato, tra le radure e con i suoi promontori e paesaggi sul mare, tra pietre che “si fanno sguardo” e la vegetazione palustre, popolata da folaghe, garzette, aironi e cormorani.

La chiave della fantasia. Da quei paesaggi vengono fuori storie non ordinarie, accese da intenti fiabeschi e docili, dai quali sembra quasi trasparire “l’anima delle cose”. Lo sguardo è rivolto alla complessità della natura, e ci fa sembrare semplici i suoi moti, le sue essenze, lungo il passaggio delle stagioni. Ma quello dell’autrice non è un “remare contro” il tempo e la storia, il suo è un modo particolarissimo di inquadrarli, di attraversare ogni cosa con lo spirito di una prima volta. Non ci stupirebbe affatto se questo libro – che non assume comunque toni didascalici – fosse apprezzato grandemente anche dai bambini, o dal bambino che è in noi, fratumato dall’età adulta e dall’angoscia dell’esistere che troppo spesso la bellezza del creato nasconde.

Un’ultima nota per lo stile. Pulito, preciso e raffinato, ma senza orpelli. Sfavilla la nostra lingua, in barba ai pressappochismi dell’era digitale. Martin Heidegger disse: «Il linguaggio è la casa dell’essere, in questa dimora abita l’uomo. I pensatori ed i poeti sono i guardiani di questa dimora». Buon viaggio, tra le “Storie di un altro Salento”.

“La casa del sale”, di Wilma Verduccio, editore Kurumuny, 2013, prezzo 13 euro. Il testo contiene in appendice anche tre racconti di Lucio Toma.

fonte: Marco Melillo