La Gianna-cane di quartiere

Le sue origini sono incerte, sconosciute, non si sa con precisione quando sia arrivata, ciascuno lega il primo ricordo che ha di essa ad un evento personale, quale chiodo per fermare un attestato di nascita mai redatto, della sua età si favoleggia come in una leggenda metropolitana.

“ La Gianna ” il suo nome, cane libero, del quartiere di Piazza Padre Pio. Lei era prima del quartiere, c’era già ai tempi dei cantieri…ne ha seguito i lavori.

Si accompagnava via via ad altri della sua specie, più sfortunati e gregari, e insieme segnavano, col loro entusiasmo dettato dalla fame, ogni arrivo e passaggio del camion della nettezza urbana come un tempo i monelli del paese accompagnavano la carretta del venditore ambulante.

Ripuliva gli angoli delle strade, sotto i balconi, i marciapiedi, gli usci, d’ogni resto che fosse commestibile, appena buono da mangiare. Con discrezione. Non si faceva intimorire facilmente da chi difendeva con latrati il territorio.

Era proprio un bel cane, dall’evoluzione della specie dei cani aveva preso i caratteri più nobili, fierezza e mansuetudine insieme, libertà e fedeltà si coniugavan nei suoi gesti e nei suoi sguardi.

Durante le stagioni degli amori era sempre gran cagnara intorno a lei, cani d’ogni tipo, d’ogni stazza s’allontanavano nelle campagne viciniori in scorribande e latrati nella notte.

Riportava sempre i frutti delle intemperanze che maturava in cucciolate notevoli, invadenti e inopportune. Tante figliolanze, troppe…da richieder gli interventi sanitari. Resa alfine sterile, prese abitudini più sedentarie, con dignità e indipendenza sempre.

Accorta ad ogni passaggio nel quartiere sia di giorno che di notte, segnava ogni rientro, ogni ritorno con la sua presenza festante, omaggio di fedeltà.

Svolgeva superbamente il ruolo di accompagnatrice nelle passeggiate degli abitanti del quartiere: con richiami festosi, salti di gioia, scodinzolate,  s’apprestava al cammino, faceva da apripista, indovinava la direzione, poi con scrupolo si metteva al passo; ad ogni svolta, ad ogni bivio lanciava sguardi di domanda ed obbediva alle indicazioni sempre.

Sapeva aspettare a lungo il viaggiatore del giorno, adeguava ad esso il passo ed il respiro e si faceva dovere di abbaiare a chiunque si incontrasse nel cammino, a difesa del fortunato.

Chissà quante e quali ere di fedele servitù rappresentava un simile esemplare di amico dell’uomo, che non aveva alcun problema a svolgere questo compito verso “l’altra metà del cielo”, senza infingimenti, con altrettanto rigore.

La gran mole degli anni, accompagnata da acciacchi, le tolsero via via vigore, se ne vedevano i segni nelle ferite che adornavano il suo corpo ancora bello e forte.

Passava così le giornate ad assorbire il sole fra l’erba di Piazza Padre Pio, fiutava il vento, assorta per ore, drizzava le orecchie a cogliere segnali così lontani che solo lei sapeva udire. Dignitosa sempre anche nella sofferenza, aveva superato avversità, malattie, calunnie. S’era smarrita a volte, ma è poi sempre tornata al suo quartiere.

Ora è andata via per sempre. L’erba di Piazza Padre Pio ne conserva l’impronta e il calore.

 Sette novembre 2009                                   Wilma Vedruccio

L’estate del Padre

Comincia presto al mattino, la giornata del padre in estate.

Apre le vecchie imposte per guardare il tempo, poi esce mentre la luce del  sole comincia a farsi vedere da oltre l’orizzonte e l’umidità dell’aria annuncia giorno caldo o la brezza mattutina fresca, giorno ventilato. Leggi tutto “L’estate del Padre”