Dice ch’era un bell’uomo e veniva dal mare…

Dice ch’era un bell’uomo e veniva dal mare…

 

La voce un po’ rauca, stanca e dolente da cantastorie, gli strumenti e il ritmo dei musicisti di strada, la storia una storia senza tempo, buona per ogni dopoguerra, poche parole, immagini topos come da storia mitologica.

E del mito ha il sapore, e non una frase si può spostare da questa architettura di racconto perché la storia resti in piedi, intrisa di emozione come è nata.

Sì, ci sono alcune varianti, si avvertono due o tre parole diverse da quelle che la memoria ci fa anticipare nel canto, ma sono quasi niente, forse un piccolo tributo alla commerciabilità del disco…si sa che il mercato ha le sue leggi.

Bello e straniero, veniva dal mare…tutto qui quello che si può dire di lui.

Ma è tutto quello che non si sa di Lui che colora di nostalgia il canto, che rende roca la voce e dà sofferenza autentica all’interpretazione, sì, autentico dolore per una mancanza antica e mai colmata, né col fumo né col vino.

Poi c’è Lei, nella stanza sul porto, col vestito che si accorcia giorno dopo giorno e non per ragioni di rima…che improvvisa ninne nanne da taverna e gioca alla Madonna suo malgrado…che lascia nel nome la sola eredità.

Infine c’è la musica, la sola che sa ammorbidire la crosta del dolore, che addolcisce una biografia da storia mitologica sì, ma scalognata per una vita da tutti i giorni…e la musica si fa ordito che accoglie la trama di una storia quasi senza storia e la avviluppa, la avvolge nelle emozioni di frasi brevi ed essenziali che diventano il racconto epico di uno dei tanti Gesù Bambino.

 

5 marzo 2012-03                                                              Wilma Vedruccio

UN FIORE DAI GHIACCI

UN FIORE DAI GHIACCI 

No, non sono un bucaneve!

Sì, lo so, sono spuntato dal gelo, ma non sono un bucaneve, ne sono certo.

Come mi chiamo?…ehmm, devo ammetterlo… l’ho scordato, è passato così tanto tempo…e poi laggiù tutto si ferma, non c’è racconto, non c’è storia.

L’ultimo ricordo che ho, il solo, è di qualcosa di buio e caldo, umido e sempre in movimento, è lì che mi sono addormentato.

Quanto tempo ho dormito??? Ecchilosaaa….il ghiaccio ha protetto il mio sogno, vedevo lampi, sentivo scricchiolii, ma non ne sono certo…non mi piace parlare a vanvera…sì, per rispetto a chi mi ha ritrovato.

Sapeste come sorrideva felice, mi teneva… fra le mani?… no no, fra i guanti e mi guardava con gli occhi fuori… no, non dall’orbita… fuori dal passamontagna, fuori dagli occhiali da esploratore, sembrava che avesse trovato un diamante di mille carati, ed invece ero io, io che mi ero allora allora risvegliato e, a dire il vero, sentivo un po’ di freddo a stare lì tutto nudo, mentre mi girava e rigirava fra le mani e poi mi prendeva fra il pollice e l’indice e mi portava agli occhi, forse era miope e comunque io sono piccolo piccolo. Il ghiaccio mi abbagliava, non mi ci ero abituato.

Oh, si, sotto forma di seme sono stato trovato. Mi hanno trattato con i guanti bianchi, come un gran signore, con tutto il rispetto che si deve ai semi di qualche tempo fa. Quanto tempo? Ci risiamo! Non è dato sapere, bisogna che ce ne facciamo una ragione, il tempo non si fa conquistare, a volte scorre veloce come sabbia di clessidra, a volte diventa muro di ghiaccio e si ferma per quanto non si sa. Se non fosse per quel giovane un poco miope, io starei ancora lì a sognare orizzonti di ghiaccio infinito.

Ora sono stato riabilitato, inserito un una classe, invitato a rivivere, a germogliare, a moltiplicarmi, con tutte le accortezze dovute a me che sono, come dire, un reduce dai ghiacci. Non mi si fa mancare niente, sali minerali, luce quanto basta, tepore, mollezze e comodità. Mi è toccato resuscitare.. rifiorire, con tante attenzioni e tante cure non potevo deludere le aspettative, e poi ero incuriosito di me, volevo vedere com’ero, da dove venivo, provare a ricostruirmi un…family tree …

Da me è sbocciato un fiorellino niente male, del color della neve, non so se ha odore…non sento più gli odori dopo così lunga permanenza nel gelo… ma temo di no, non per ora. Se sapranno farmi colonizzare i prati, sotto il sole, m’impegnerò a profumare l’aria, promessa di uno che viene da lontano.

 

27 febbraio 2012-02-27                                                               Wilma Vedruccio