Ostinata a fiorire

Wilma con fiore                                                                                      ph di Filomena Esposito

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

   

Aveva ormai scordato com’era prima, forse prima non c’era ma, da quando avevano costruito il marciapiede, lei non aveva mai mancato una sola estate di fiorire. Era riuscita a farsi strada, spuntando da un seme smarrito, in una piccola fessura dove i rozzi mattoni non erano stati fatti combaciare perché era conficcato un palo, forse del telefono, forse della luce.

Nessuno l’aveva bagnata e lì intorno non c’era terra da orto, solo mattonelle, il palo e il suo sostegno di metallo. Non si riusciva a spiegare il fatto che fiorisse, le foglie erano un po’ rattrappite ma i fiori erano belli e delicati e i getti salivano fin oltre un metro lì nascosti e poi penzolavano all’ingiù vezzosi, con due tre fiori al giorno. In pieno sole, il sole impietoso della prima estate. A guardarla ci si stupiva puntualmente, come avrà fatto a vegetare e a fiorire? Mai una goccia d’acqua, era fuori dalla portata del rubinetto, ci si scordava di bagnarla, non si aveva tempo.

foto tratte dall’archivio del Gruppo FBFra le scrasce con Wilma“.
Brano tratto da La casa del Sale, ed. Kurumi di Wilma Vedruccio

Cielo stellato

 

ph. F. De Ronzo

L’estate è propizia per alzare gli occhi al cielo, nella notte, a osservare il firmamento, più che le altre stagioni. Le notti calde, che ridonano il respiro dopo il caldo del giorno, agevolano l’incontro con gli astri, perduti nelle lontananze celesti, smarriti dai nostri orizzonti circoscritti, dimenticati nella smania del vivere, o forse mai conosciuti.

ph. F. De Ronzo

         In certe notti, baciate dalla brezza di terra, in luoghi abbandonati alla grazia del buio che avvolge e illumina intorno, può avvenire di perdersi fra le stelle. Se non si ha fretta, se un po’ di umiltà ci assiste, pian piano prende forma la mappa celeste, il firmamento ci prende per mano e noi, ritornati bambini, ci inoltriamo nelle profondità dell’universo a rincorrere una stella che ammicca lassù.

ph. F. De Ronzo

tratto da LA CASA DEL SALE Storie di un altro Salento di Wilma Vedruccio, Ed. Kurumuny

Descrizione foto

  1. Nebulosa Anima e Nebulosa Cuore,  Cassiopea.
  2. Via Lattea, Torre Minervino (Le) 
  3. Mirfak, la stella alfa della costellazione del Perseo

Le foto sono state gentilmente concesse da Fernando De Ronzo del Gruppo Astrofili Salentini con cui negli anni scorsi Wilma aveva trascorso diverse notti di osservazione durante gli incontri tenuti in interessanti circostanze astronomiche sulle alture di Serrano e altrove. Fernando aveva catturato la sua attenzione con il racconto mitologico delle costellazioni che si presentavano nel cielo buio con un silenzio rotto solo dalla melodia di uccelli notturni, fitto di stelle e la sua guida speciale per orientarla verso la stella maestra. Incontri che hanno lasciato un segno  nella sua scrittura.

Grumi di memoria

Rincorro grumi di memoria e vorrei poterli sciogliere…

Tutte le volte che si provava a guardare indietro, a recuperare il passato, nulla, non riusciva ad afferrare nulla, solo grumi di memoria.

 

Crisalide di Macaone di R. Castrignano

 

Tutto ciò che era stato, che lei pensava lì fermo ad attendere, come i libri in una biblioteca sempre pronti a esser consultati, a rivelare ciò che s’era già rivelato, già più non c’era, dissolto.

 

R. Castrignano ph

 

Non le riusciva mai di padroneggiare a lungo un’esperienza, pezzi di vita che lei pensava di possedere (in fin dei conti, erano suoi!) le venivano rubati dal trascorrere del tempo, la scordanza li polverizzava.

 

Incontri mattutini…di R. Castrignano

 

Anche il passato recente le sfuggiva.

Icaro di R. Castrignano

 

Aveva così, pian piano, imparato a tener fermi dei punti, pochi, i fondamentali e quasi li inchiodava nella mente, le date, le immagini migliori, i sentimenti più intensi scritti sulla carta, e affidava a questi il compito di salvare l’esperienza dal mulino del tempo, quali depositari delle sue ricchezze. Inutilmente. Dopo un po’ di tempo, riguardava indietro e ritrovava grumi di memoria.

 

Ninfa del corbezzolo di R. Castrignano

 

tratto da LA CASA DEL SALE Storie di un altro Salento di Wilma Vedruccio, Ed. Kurumuny

Foto gentilmente concesse da Rocco Castrignano con cui Wilma si accompagnava nell’osservazione delle farfalle insieme all’amico Fabio Protopapa e Giusy De Santis Minutello nelle campagna otrantina.

Frutti maturati fra le Scrasce…

 

ph R. Castrignano

Giugno.

Abbandonando i tepori
di avvolgenti mantelli
vestendo di lino fuori
da panche con cappelli
di paglia al sole in mano
le spighe mature di grano.

C’è qualche fiore celato
tra foglia verde sicura
su fragile stelo adagiato
provvida e cara natura
dei prati immensi cuori
di appassiti ormai fiori.

I campi dorati con venti
ondeggia lieve la spica
allo scirocco di silenti
il sudore di dura fatica
sibila il vocio di coloni
contano al cielo i covoni.
M.D’a.

Ringrazio di cuore Rocco Castrignano , per la sua bellissima immagine, presa in prestito, che descrive benissimo i miei pensieri  (N.d.A.)

Fb, 19 Giugno 2018

Wilma commentò così la bella poesia di Maria D’Albezio:

_Frutti maturati fra le Scrasce ( mi piace)
Complimenti a entrambi 🙂

 

Facebook mon amour

Facebook una zattera nel mare della vita. Si va in solitudine in questo nuovo spazio d’onde. Per incontrare gli altri. Ci si porta appresso giusto qualcosa che dica la propria identità, un qualcosa come talismano, ed una immagine che faccia da bandiera. Si va senza meta, senza timori ed ecco che qualcosa ci attrae, galleggia vicino e la possiamo prendere, “condividere”, la facciamo salir sulla nostra zattera e diventa una compagna di viaggio per quel giorno. Si va riempendo di cose che ci piacciono questa zattera virtuale, una presa a volo da qualcuno che conosciamo appena, un’altra che ci arriva da un amico che ci “tagga” (impossibile un sinonimo in lingua, per spiegare questo verbo astruso). È cura di ciascuno metter bene in vista ciò che gli sta più a cuore, qualcosa di nuovo, inedito, mai condiviso ancora oppure qualcosa che si recupera dall’archivio, come da un vecchio e polveroso magazzino torna alla luce una vecchia lanterna. Arrivano intorno alla zattera relitti d’ogni tipo, alcuni sberluccicano sotto al sole, fatui, altri opachi e incrostati da un lungo andar per mare. Arriva anche un’alga gentile che odora di buono e di salsedine, la si afferra ancora gocciolante e la si posa lì, fra le assi di questa zattera virtuale perché vedano gli altri la bellezza delle cose semplici e naturali. A volte si pensa qualcosa, piccoli pensieri che ci sembra abbiano carattere di originalità, e allora li trasformiamo in “stato”, parola che fa parte della struttura e che rimane misteriosa…stato di che? stato perché? è solo un pensiero peregrino… Poi c’è la valanga dei “mi piace” che, se una cosa è bella, bella l’immagine o bello ciò che si argomenta, è un piacere cliccare questo indice di gradimento che non costa niente, ma se è una brutta storia che si va leggendo, una immagine della storpiatura del mondo e della vita, quel piccolo “mi piace” diventa difficile da premere manco fosse di materia granitica e inossidabile. Manca la scelta del “Non mi piace”, per cui si dribbla facendo finta di niente. E sì, perché anche se è un gioco, non si può forzare l’animo e fargli dire mi piace quando si tratta di una porcheria che rimane tale anche se la di condivide, anzi di più, è come se si moltiplica il brutto e il male. Come si fa a cambiare il mondo con un click? Se già è una fatica immane con l’operare quotidiano di pace, come si può pensare di cambiarlo con la freccetta del mouse o coll’indice che si ostina a tastare? Torniamo alla condivisione delle cose belle, io mostro a te un tramonto, un quadro, un fiore, la foto del piccolo di casa, tu la puoi condividere e far andare oltre, se sei gentile la commenti pure. È un moltiplicar di cose belle! Nel cassetto della tua casa sarebbero servite solo a te, nei giorni di malinconia, nelle ore dell’ozio…ora le offri agli amici che si rallegrano e le passano oltre, ad altri amici. Poi ci sono i commenti a ripetizione, i convenevoli….se ne farebbe a meno. A meno che chi guarda coglie il messaggio della tua proposta e lo esplicita secondo la sua sensibilità. Diventa cosa bella allora, questa zattera su cui saltellano, come pesci d’argento, le frasi di amici di cui non conosci il volto ma che ti hanno letto nell’animo e vogliono essere gentili con te che doni loro una foto, una didascalia, un pensiero. Felice navigazione su Facebook a tutti voi.
                                                           testo di Wilma Vedruccio, 10 gennaio 2014

Na “scrascia” nu “more” mai…

Mo te ndai scijuta senza nuddhru avvisu
versu la luce te lu paradisu…
e a nnui subbra a sta Terra ndai lassati,
comu orfani te mamma e cu lli cori “scrasciati”.

Ma gheu oju te immagginu felice
cull’Angeli, li Santi e tutti li paesani in Santa pace
ca ai girandu passu passu a Campi Elisi
suscitandu a ci te guarda ilarità e sorrisi.

“Ma ci ete quista quai,
se ddumandane stupiti,
ca guardanduse alli piedi
ae caminandu chianu chianu
cu llu tablet ddumatu
sempre a manu?”

“Ce ae facendu te ste parti,
a dru simu tutti morti,
sta cristiana istuta in modu stranu
cu la penna e lu taccuinu sempre a manu,
e fotografa ogni cosa,
farfalle, fiuri, frutti e chiante a iosa?”

“Ci ete sta signura ca ae
scrivendu nomi strani
e se appunta cu la penna tante cose
sull’erve, sulle chiante,
sulli fiuri e sulle rose?”

“A mie me pare ca l’aggiu ista
quand’era ancora in vita,
intra a na scola elementare
a dhru era la maestra preferita,
ca a modu sou
insegnava alli vagnoni
cu bessane te animu chiù bboni
e cu portane rispettu alla natura
pè na vita chiù sana e chiù sicura.”

“Si ..si.. nu tegnu dubbi la Wilma ete!
Ete propriu iddhra!!!
la fija te la Mema e de lu Pippi
ca stiane alla Spicchiuddhra.”

“”Ha scrittu puru libri
e cunti cu na bella morale
ca nvitane a pinsare
ca lu creatu è bellu
e l’imu conservare.”

Ntra n’attimu se crea na prucissione
te tanta gente ca già te ole bene
e a tutti te presenti cu nu bellu sorrisu
mentre sta pensi già cu faci
lu gruppu te le “Scrasce in Paradisu”.

Te immaginu cusì …..amica mia
leggiadra e luminosa comu na stella
ca te fiuru a fiuru uli leggera comu a na farfalla,
sulli campi gialli te elicrisu,
insieme allu gruppu te le ” Scrasce in Paradisu”.

Ciao Wilma.

di Giuseppe  Russo

(traduzione dell’autore dal Dialetto Salentino)

Una pianta di rovo non muore mai…
Adesso te ne sei andata senza nessun avviso
verso la luce del paradiso…
e a noi su questa terra ci hai lasciati,
come orfani di mamma e con i cuori “graffiati”.
 
Ma io voglio immaginarti felice
con gli Angeli, i Santi e tutti i tuoi paesani in Santa pace
che vai girando passo passo per i Campi Elisi,
suscitando in chi ti guarda ilarità e sorrisi.
 
“Ma chi è questa signora,
si domandano stupiti,
che guardandosi ai piedi
va camminando piano piano
con il tablet acceso
sempre in mano?”
 
“Cosa va facendo da queste parti,
dove siamo tutti morti,
questa persona vestita in modo strano
con la penna e il taccuino sempre in mano
e fotografa ogni cosa,
farfalle, fiori, frutti e piante a iosa?”
 
“Chi è questa signora che va
scrivendo nomi strani
e si appunta con la penna tante cose
sull’erbe, sulle piante, sui fiori e sulle rose?”
 
“A me sembra di averla vista
quand’era ancora in vita,
in una scuola elementare
dov’era la maestra preferita che,
a modo suo,
insegnava ai bambini
ad essere d’animo più buoni
e a portar rispetto alla natura
per una vita più sana e più sicura.”
 
“Si!…si!…non ho dubbi è la Wilma!
E’ proprio lei!!!
La figlia di Mema e di Giuseppe
che stavano alla masseria della “Specchiulla.”
 
“Ha scritto anche libri e racconti
con una bella morale
che invitano chi li legge a pensare
che il creato e bello e lo dobbiamo conservare.”
 
In un’attimo si crea una processione
di tanta gente che già ti vuole bene
e a tutti ti presenti con un bel sorriso,
mentre stai pensando già di fare
il gruppo delle “Scrasce in Paradiso”.
 
Ti immagino così… amica mia
leggiadra e luminosa come una stella
che vai di fiore in fiore come una farfalla,
sui campi gialli di elicriso
insieme al gruppo delle “Scrasce in Paradiso”.
 
 
Ciao Wilma

Wilma con l’ombrello rosso

   Nel marzo del 2016 pubblicai nel gruppo un piccolo dipinto in cui raffiguravo Wilma in aperta campagna in prossimità di un gregge.
Lei con arguzia, commentò: -Mi emoziona essere soggetto in un dipinto piccolo e curato in ogni millimetro!
È la mia unica opportunità di essere contenuta in dimensioni così minute, in genere tendo a riempire spazi maggiori… Ma quando vide il secondo dipinto si commosse tanto e mi chiamò per dirmelo.
Era incredula per essere oggetto di tanta attenzione da parte mia.
Disse:- Spero che le mie finanze siano sufficienti!-
Le risposi: -E’ un regalo. E’ un ringraziamento da parte mia per il tuo instancabile impegno appassionato per noi delle Scrasce!-

La nostra amicizia divenne più profonda…

Il 20 agosto 2018 passeggiavo con mia moglie per le vie di Levico… -Remo, Remo…- Mi girai e la vidi. Era lei che mi chiamava forte (io non sentivo)!
Quell’incontro inaspettato fu un rinfresco in quella giornata calda e afosa e lei faceva fatica a camminare e a respirare, spesso ci fermavamo per riprenderci. Poi nel parco sostammo a mangiare un panino fugace.
A Settembre l’ultimo nostro incontro giù a Borgagne e poi al mare. Ci salutammo con la speranza di rivederci ancora….
Il 10 gennaio ci sentimmo per l’ultima volta.
-Sono stanca Remo- disse alla fine e ci salutammo, per l’ultima volta.

Ciao Wilma!

           di Remo Macrì

Dove sei ora Wilma?

E ora Wilma… dove sei?

Sei nelle gocce di rugiada che scivolano come carezze all’alba, nel vento irrequieto che spettina un prato di tulipani rossi, nel coraggio delle campanule che sfidano la vertigine sulla scogliera, in una ragnatela bagnata divenuta dipinto, nel mondo fatato delle orchidee, nelle segrete distese di iris azzurri, in un campo magico di anemoni viola, nei petali stropicciati di un cisto, nel delicato profumo delle mammole nascoste nel sottobosco, nei sentieri colorati dall’erica in fiore, nell’incatesimo della luce che attraversa le foglie al tramonto, nella tenerezza di quei fiori che guardano speranzosi a oriente, nei raggi argentei che illuminano la macchia in un plenilunio di una notte d’estate…

Sei nel mutevole divenire di tutta la bellezza del Creato che ci hai insegnato a scoprire, amare e proteggere quale dono prezioso da tramandare alla future generazioni.

La tua intrepida linfa scorre ancora “fra le Scrasce”, oggi emblema autentico di identità collettiva che vogliamo con forza tutelare e proteggere e dove, sono certa, oggi dimora il tuo senso di meraviglia, la tua innata curiosità, la tua sete implacabile di conoscenza, il tuo amore per la natura e la tua inestinguibile e indimenticabile gentilezza d’animo.

Dove sei ora Wilma? Sei nel cuore di ogni persona che ha avuto la straordinaria fortuna di conoscerti, sei nella natura, sei nel silenzio, sei negli occhi di ognuno di noi quando incontriamo la bellezza, sei negli occhi di ognuno di noi ogni tutte le volte che ti incontriamo ancora.

                                                                                                             di Alba De Pascalis

La barca gialla di Sant’Andrea

Era lì da molto tempo, adagiata su un banco di Posidonia che riempiva quel braccio di mare. Lì si era consumata.
Un tempo avrà pur navigato fra le onde ma più non ricordava.
Ora era legata a poppa da una grossa fune di ferro, mentre la prua si consumava di nostalgia infinita guardando quel tratto di orizzonte fra la Punta e lo scoglio de la Sfinge che più volte l’aveva salvata dalle mareggiate.
Aveva resistito per anni alle offese del tempo, all’abbandono degli umani, ai giochi dei bimbi, a furiose mareggiate che le toglievano il terreno da sotto la ghiglia e tutto pareva perduto.
Conservava ancora frammenti d’azzurro sulle vecchie travi consunte dalla salsedine, quasi a ricordare la sua natura di creatura del mare.
Il giallo di sole che la rivestiva l’aveva resa famosa fra i tanti visitatori di quel luogo magico, un pò fuori dal mondo. Era stata fotografata come una diva.
Certo, nelle lunghe notti d’inverno, quando il giallo della sua corazza impallidiva, le si riempiva il cuore di solitudine e soffriva, le sembrava di cogliere sospiri ed urla dei tanti che si perdevano in mare e lei era lì, legata a quel cavo di ferro e non poteva soccorrere alcuno.
Nelle notti di luna diventava giocosa, gareggiava col giallo di quella presenza astrale, provava a contare i luccichii che arrivavano a riva.
Con l’estate era tutto un girarle attorno di bagnanti, di forestieri con la reflex fra le mani. Qualcuno, pochi a dire il vero, narravano d’altri tempi, di tempi in cui il porticciolo era popolato di barche di legno e i bagnanti, i turisti ancora non c’erano. Si favoleggiava di pescate miracolose di cefali e d’altro. Lei forse ancora non c’era… ma i tonni li aveva visti entrare nel porto, veloci, con salti improvvisi, care creature, quasi fratelli.
No, la memoria non l’aiutava, non l’aiutava la memoria sbiadita di chi quel tempo lo aveva vissuto ed ora lo rinnegava.
A inizio di questa estate 2018 la barca gialla è sparita, si dice sia stata portata via per essere demolita…si dice sia stata venduta…
Mi piace pensare che sia nel ventre di un calafato, ad asciugare ciò che resta della salsedine delle travi, perchè sia rimessa a nuovo da mani sapienti…perchè possa presto rincorrere un orizzonte amico e gonfiare l’animo di nuovi spruzzi di onde.
Wilma Vedruccio
2 Luglio 2018